sabato 16 febbraio 2013

Non si può delegare la guarigione a una sostanza chimica



   Sono le 08:15 e mi trovo nella sala d’attesa di un Padiglione del 2ndo Policlinico. Ci sono poche sedie e resto in piedi. Piano piano i miei occhi vengono assorbiti da quelle pareti un po’ sporche, scorticate, nude e fredde. Altra gente arriva e affolla la saletta. Guardo i loro volti. Gente semplice, del popolo, qualche persona anziana. Passa il tempo, molto tempo, comincio a essere stanca e mi dirigo verso una sedia  che si è liberata. Continuo a guardare quelle pareti orribili e penso: Possibile che non ci siano i soldi per dare una rinfrescata a questi posti? Probabilmente no! E allora i medici non potrebbero autotassarsi? Poche decine di euro ciascuno e qualcuno che si offre volontario x pitturarle? Mi tornano in mente le parole del mio avvocato quando mi ha detto che ho un’anima hippy. Già, ha ragione… Io vedo il mondo a colori, credo nell’amore, nella fratellanza, nella solidarietà…
L’attesa dura circa due ore e poi finalmente entro e mi trovo davanti a 8 giovani medici. Caspita, un team tutto per me. La dottoressa mi chiede come va e le rispondo che non mi sento granchè dopo tutti gli antibiotici che ho dovuto prendere. Le dico ‘Io mi curo con la mente’. Cala un silenzio di tomba, quasi imbarazzante. 
Procedono con l’ecografia, usandomi tipo cavia per fare pratica. Paziente mi sottopongo ai loro tentativi di individuare i vari organi. Finalmente arriva lui, il capo e prende in mano la situazione portando lo strumento avanti e indietro, su e giù sul mio addome e …’Tutto a posto’ dice! Eppure avrebbero dovuto trovare parecchie sorpresine spiacevoli. Allora la mia autocura col potere della mente funziona!!! Stavolta li guardo io con un sorriso ironico. Mi rivesto ed esco. Mi fermo sulla porta, mi giro a guardarli e dico loro ‘State per diventare medici. Dovete trattare i vostri pazienti con empatia e con amore. E’ l’amore che guarisce non le medicine. Non diventate come quei medici freddi, distanti, rigidi, quasi cinici. Chi soffre ha bisogno di attenzione e di conforto.’ Mi guardano un po’ inebetiti e fanno di si con la testa. Mentre vado via, vedo lo sguardo del ‘capo’ che era fuori la porta e aveva ascoltato le mie parole. Mi guarda come se fossi un’apparizione. Sorrido e mi infilo nei corridoi per uscire.
Una volta fuori non ho potuto fare a meno di pensare alla solitudine, alla paura, lo sconforto di quelli che si affidano alle ‘cure’ mediche. Questi ospedali sono, al contrario, molto inospitali. Freddi, sporchi, puzzano di alchol e di medicine. Psicologicamente ti buttano giù. Spesso il personale medico e paramedico è abbrutito, freddo, scostante. A furia di vedere sofferenze ci fanno il callo e rischiano di diventare persone insensibili. Io stessa, in prima persona, ho avuto esperienze atroci negli ospedali, roba da lager.
Vai da un medico e spesso l’unica cosa che sa fare e darti un mucchio di medicine o dirti di operarti. Il medico non considera il paziente nella sua totalità, un insieme di corpo, mente e spirito. Il paziente andrebbe ascoltato, dovrebbe avere una cartella con tutta la sua storia medica. Il medico, dovrebbe anche indagare sullo stato complessivo della persona: salute, alimentazione, movimento, livello di stress, vita affettiva. La malattia nasce sempre prima come somatizzazione di un disagio. Trovo la maggior parte dei medici cosi freddamente razionali.
Quando sono uscita da quella struttura ho cominciato a fantasticare e immaginarmi ospedali che hanno un buon profumo, piuttosto che puzzare di alchol e medicine. Un po’ di aroma terapia. Le stanze invece che essere di color bianco-grigio-sporco…hanno delle scene che rappresentano paesaggi in Natura. Sulle pareti ci sono poster con messaggi motivanti di supporto. Ci sono sale biblioteca dove si possono donare libri da far leggere ai pazienti. Ci sono dei counselor che fanno il giro una volta al giorno per parlare con i malati, per ascoltarli. Il personale sanitario è gentile e ha una targhetta col proprio nome. Ci sono dei volontari che un paio di volte al giorno vanno a visitare i più bisognosi e gli anziani per portar loro un pò di calore. I medici, durante il giro di visite, danno dei consigli, incoraggiano e ogni tanto accarezzano i pazienti. C’è una sala dove si proiettano film per quelli che non sono allettati tutto il giorno e una piccola cappella per pregare.
Un ospedale deve essere un posto accogliente e un medico qualcuno che ti aiuta a guarire. Non possiamo delegare la guarigione a delle sostanze chimiche.
Cari medici e paramedici, vi invito a essere delle persone migliori, a metterci il cuore perché è l’amore che guarisce non la medicina.

Grazie

giovedì 24 gennaio 2013

Formazione e Formatori

Prima di esprimere il mio pensiero inizio col dire che sono anche io una formatrice. Mi occupo di varie cose e una di queste e’ la formazione per italiani e americani.
Ho acquisito tecniche e strumenti vari da alcuni dei grandi in questo campo, in Italia, Europa e USA.  A tutto questo, pero' ci ho aggiunto qualcosa di mio, di personale: Semplificazione, Umanita' e Cuore.
Il panorama dei formatori si e' allargato enormemente negli ultimi 10 anni. Ovviamente, molti la considerano anche una possibilita' per lavorare, far carriera e ottenere guadagni. Ci sono quelli che hanno studiato e lavorato duramente per ottenere risultati  e altri che si sono improvvisati.
La mia prima raccomandazione, quindi, e' di stare molto attenti e cercare di comprendere in quail mani vi state affidando.

Le prime regole per poter offrire una buona formazione sono queste:

-         Conoscere a fondo la materia che si va a presentare
-         Essere in grado di parlare in pubblico (background in public speaking e comunicazione verbale e non verbale)
-         Essere in grado di gestire un’audience (domande, momenti di crisi, stanchezza)
-         Time management  (gestire il tempo per ogni argomento, pause, etc)
-         Audience analysis: L’abilita' di rendersi conto, attraverso domande e diretta osservazione, del  tipo di persone che abbiamo in aula.
-         Essere un Comunicatore efficace. Vale a dire che la presentazione deve essere varia, contenere un buon numero di esempi e di storie. Bisogna essere in grado di tenere l’attenzione e soprattutto essere abile, con degli ancoraggi specifici, a fissare dei concetti nella mente dei partecipanti. Sappiamo che il nostro cervello puo' contenere un numero molto ristretto di informazioni, da 5 a 9, dopodiche’ si distrae e non riesce a seguire o ricordare tutto il resto.

Fatte queste premesse, vorrei ora spendere due parole sulla Formazione.
Ci sono quelli che da anni non si perdono un corso. Ne hanno fatti decine ma, ahime', non sono migliorati molto. Come mai? La risposta e' questa: Non basta fare corsi di formazione per migliorarsi la vita, BISOGNA PRATICARE TANTO E APPROPRIARSI DEGLI STRUMENTI!
Per esempio…facciamo che volete diventare uno chef e vi iscrivete a dozzine di corsi di cucina. Spiegazioni su spiegazioni, trucchi, ricette, suggerimenti. Tornate a casa, vi rileggete gli appunti ma non cominciate mai a mettere le pentole sul fuoco ed ad imparare a fare le cose che sono li sul foglio. Dopo anni sarete un cuoco eccezionale? Noooo, sarete solo uno che ha frequentato dei corsi di cucina.
FARE UN CORSO DI FORMAZIONE NON VI CAMBIA LA VITA, imparare a usare gli strumenti che vi vengono mostrati, puo' aiutarvi a farlo.
Allora, il consiglio che vi do, che probabilmente e' anche nel mio ultimo libro “Prima di Chiedere Aiuto a Dio, consulta un counselor o almeno Leggi questo Libro", e' questo: Prendete un solo strumento, una sola tecnica e praticatela fin quando ve ne sarete impadroniti.
Potrebbe essere la meditazione, la respirazione, la comunicazione, il pensiero positivo o altro. Piuttosto che essere competenti in una marea di nozioni, siate bravi in qualcosa che vi puo' essere utile. Comprate una cassetta con 70 attrezzi e non sapete usare neanche un giravite…a cosa serve?
Ultima raccomandazione o suggerimento. Volete farvi del bene? Volete star meglio? Attraversate un momento di crisi? Prendete atto di questo, non ignorate questo vostro disagio e, prima della formazione, affidatevi a un Life Coach o a un bravo Counselor. Fate un piccolo percorso personale. Vi verranno in ogni caso passati degli strumenti importanti e imparerete a usarli subito. Io lavoro sia come formatrice che come Life Coach e Counselor ed e’ proprio per questo che mi permetto di esprimere la mia opinione. I risultati piu' grandi e importanti che ho avuto sono stati proprio negli incontri personalizzati di Coaching/Counseling. A volte in solo 4 o 5 sessioni ho notato grossi cambiamenti nelle persone ma soprattutto DURATURI.
Nella formazine ho visto persone entusiaste, prendere coscienza e consapevolezza di molte cose ma, dopo qualche giorno, se non segue un impegno nel mettersi a lavorare…tutto o quasi svanisce nel nulla.
Ricapitolando! Date una svolta alla vostra vita, prendetevi cura di Voi.
Se scegliete un corso di formazione, un seminario, non date i vostri soldi e tempo a persone che si improvvisano. Ho notato questa tendenza anche in Facebook ove, individui che non hanno alcuna esperienza come formatori, scelgono una materia o un soggetto di facile presa  e propongono seminari per cercare facili guadagni.
Una volta scelto il seminario e il formatore giusto, fate pratica..pratica…tanta pratica.
Se invece volete un lavoro piu’ personalizzato, su di voi, sceglete il Life Coaching o Counseling.

Prendetevi la responsabilita’, non procrastinate, fatelo oggi. Questi sono strumenti che hanno cambiato la mia Vita e quella di molti altri.
Non arrendetevi a una vita mediocre.
Con Amore,

Tiz Maverick

mercoledì 16 gennaio 2013

Attacchi di Panico - Web article

Attacchi di Panico

attacchi di panicoLa descrizione di un attacco di panico da parte di un paziente di ogni età, segue un modello costante: “Mi sento morire…mi manca l’aria…il cuore batte all’impazzata…ho paura di perdere il controllo…chi non l’ha provato non può capire quanto si soffra”. L’attacco di panico è fondamentalmente la paura di aver paura, la paura di morire, la paura di impazzire. Chi ne soffre, tende ad associare e a spiegare il panico con il luogo e le condizioni in cui questo si verifica: “ero in macchina, da allora ho paura di guidare …ho bevuto un bicchiere di acqua fredda, si è bloccata la digestione e sono andata al pronto soccorso ma non avevo nulla, mi hanno fatto una puntura di Valium, da allora bevo solo acqua tiepida anche se ogni volta mi sale l’ansia”. Le condizioni possono essere molto diverse tra loro, anche se spesso l’attacco di panico si manifesta quando il paziente si sente costretto in una certa situazione come un mezzo di trasporto, la metropolitana, l’aereo, la macchina, o situazioni che sembrano costringere in una posizione senza via di uscita come il cinema, un ingorgo o, al contrario, in ambienti aperti in cui ci si sente persi e senza punti di riferimento. Per il paziente, l’associazione dell’attacco di panico e l’ambiente in cui questo si manifesta, diventa quasi un fatto magico. Infatti, evitando il luogo o la situazione in cui si è sentito male, egli cerca di controllare e di allontanare la paura della paura: “ se evito di guidare, non mi accadrà nulla, se non andrò al cinema non proverò ansia”. E’ lo stesso meccanismo della superstizione quando si attribuisce ad un numero, ad una certa circostanza, ad un colore, un’influenza negativa. Il vantaggio è che evitando la situazione carica di negatività, si ha l’illusione di allontanare la sfortuna. La difesa fobica, inizialmente, sembra funzionare in quanto la persona vive l’illusione di poter controllare il problema evitando alcune isolate situazioni. Purtroppo l’iniziale sollievo ha breve durata, infatti, progressivamente aumentano le situazioni “pericolose” fino  a limitare in maniera significativa la vita della persona che può, in alcuni casi, giungere a chiudersi in casa per evitare incontri sociali. Tutto diventa difficile, anche le azioni più semplici come recarsi al lavoro, incontrare gli amici, fare una passeggiata. La paura di avere paura, restringe il raggio d’azione fino ai minimi termini e anche se la persona si costringe ad uscire, lavorare, affrontare un viaggio, tutto è vissuto con grande fatica ed angoscia rovinando il piacere di vivere la quotidianità. Apparentemente il paziente partecipa ad una riunione di lavoro o guarda un film ma in realtà è immerso in un proprio mondo parallelo che solo lui conosce in cui si ripete mentalmente una serie di “mantra negativi” del tipo. “ mi sento male, ho paura, mi scoppia il cuore, mi verrà un infarto, appena termina il film tornerò subito a casa, dov’è l’ospedale più vicino, chi mi può aiutare”. Se riesce a contenere l’ansia, la persona si sentirà male ma cercherà di nascondere la sua condizione, altrimenti l’angoscia lo prenderà alla gola e allora il mostro chiamato “paura di aver paura” lo costringerà a lasciare la sala cinematografica o la riunione di lavoro. Apparentemente la persona in preda a questo tipo di angoscia, partecipa alla situazione che sta vivendo ma in realtà è separato dall’esterno da un vetro trasparente su cui scivolano le emozioni e le sensazioni come gocce d’acqua su una superficie impermeabile. Egli non ascolta nulla, non gli arriva il calore o la vivacità dell’ambiente esterno, è solo, completamente isolato, anche se circondato da persone che provano affetto verso di lui ma non lo può percepire in quanto saturo dei suoi mantra negativi. L’aspetto fisico della persona in preda a questa angoscia senza nome, è proprio quella di qualcuno che è attanagliato da potenti artigli alla gola e si sente morire, impazzire, andare in pezzi. E’ una sensazione tremenda ma anche innocua, è proprio questo il paradosso, non c’è nessun pericolo il paziente non morirà e non sarà aggredito da nessun mostro verde con gli artigli affilati. Il paradosso è che non ci sono pericoli per la salute o per l’incolumità della persona, eppure questa soffre atrocemente come mai nella sua vita.

Di cosa soffre la vittima dell'attacco di panico?

attacco di panico Ma è semplice, soffre dei propri pensieri e delle proprie fantasie, non è colpa del caldo o del freddo, della presenza o dell’assenza fisica degli altri. Soffre dei propri pensieri senza parole che egli stesso non conosce e che non sospetta neanche di pensare. I pensieri senza pensatore, come direbbe Bion, si aggirano intorno alla persona che ignora se stessa e si trasformano in sensazione fisica, in pericoli straordinari come felini dai denti affilati che azzannano senza pietà. Raccogliendo la storia di questi pazienti, è tipico come raccontino eventi, esperienze difficili e traumatiche della loro vita, con assoluta leggerezza come se non fossero fatti che li riguardino direttamente e spesso non riescono ad associare la situazione vissuta con l’attacco di panico. “Io ho sempre guidato, mi piace guidare, non avevo nessun pensiero”. E’ proprio l’assenza del pensiero che scatena l’attacco, il poter riconoscere l’emozione disturbante, può diventare la chiave per liberare dalla paura del mostro verde. E’ la stessa situazione di un bambino che ha paura del buio disteso nel suo lettino e vede allungarsi le ombre dei mobili della sua stanza e dei suoi stessi giocattoli, egli ha molta paura ma è sufficiente la voce della mamma per tranquillizzarlo. La luce accanto al letto può illuminare i mostri nascosti nell’ombra che scompaiono per magia al contatto con la luce. Anche il mostro verde della paura di aver paura, può scomparire facendo luce, una luce che scalda e che consola e che accoglie il bambino spaventato che l’adulto nasconde dentro di se. E’ la pretesa dell’adulto di controllare tutto, l’illusione di essere “duro” e “forte”, ossia senza emozioni, ad allontanarlo dal dialogo interno con il bambino che è in lui e questo bambino rischia di sentirsi sempre più solo e disperato se non viene accolto ed ascoltato. Chi soffre di attacchi di panico, vive in un mondo fobico, pieno di divieti, obblighi, percorsi già fissati che vengono vissuti come immutabili. Ci si sente prigionieri di una realtà che non piace e non appartiene ma di cui non si può farne a meno perché altrimenti ci si sentirebbe persi e spaesati senza possibilità di ritrovarsi. Non si può fare a meno della protezione della prigione ma questa è intollerabile. I rapporti affettivi sono vissuti come invischianti ma assolutamente necessari per la sua stessa sopravvivenza. Parafrasando Racamier si potrebbe dire “Né con te, né senza di te”. Un paradosso, che in quanto tale, è irrisolvibile. Il conflitto non viene esplicitato con le parole ma vissuto sul piano somatico con l’attacco di panico che come un nostro verde, prende alla gola. Come addomesticare il mostro verde? Per fare luce è necessario prima abbassare ogni luce. Fare buio, abituarsi al chiaroscuro, dare un nome alle ombre, avvicinare le paure dargli una forma, un oggetto, un luogo di incontro. Esplorare un paesaggio sconosciuto, un bosco buio dove ritrovare il bambino perduto con l’aiuto dello psicoterapeuta che mastica i pensieri, le emozioni e le sensazioni, traducendole ed offrendola all’adulto in preda al panico. Chi vive il panico, tende a percepire il mondo interno come concreto, il pensiero è semplice e lineare, ciò che si vede è l’unica realtà. Le parole rappresentano il ponte che può riavvicinare la persona alle sue emozioni e sensazioni.

domenica 6 gennaio 2013

Le Relazioni e il Virtual World

Siamo in  un momento storico dove il virtuale, che era stato progettato per essere di supporto al reale,  invece ha finito quasi per sostituirlo. Prima le chat, poi Facebook e gli altri social network.  L'intenzione era buona e sana: quella di dare l'opportunità alle persone di allargare il giro di conoscenze e facilitare i rapporti sociali. Noi umani, però, siamo diabolici e abbiamo finito col manipolare il tutto o con il non comprendere bene il vero scopo di questi 'supporti'. Ecco che orde di maschi allupati si sfregano le mani e si avventano su facili prede. Ecco timidi e insicuri rimanere prigionieri di una tastiera senza mai avere il coraggio di presentarsi 'live' ai vari contatti acquisiti. Ecco donne in cerca del Principe azzurro (si, sempre lui) avventurasi a capofitto verso l'ennesima delusione. E cos'altro? Avventurieri, casi senza speranza, ninfomani, venditrici di sesso, persone regolarmente coniugate, ragazzini che si spacciano per adulti e....potrei continuare all'infinito.  Immagino i tuoi occhi sgranati che mi chiedono 'Nientemeno? C'è tutto questo nei social?' Si, ti rispondo e tanto di più ma....attenzione, ci sono anche persone normali, persone perbene e addirittura belle persone.
Se qualcuno insiste a voler rimanere nel virtuale e a non manifestarsi, di solito un motivo c'è...allora lascia perdere. 
Il profilo deve rispecchiare quello che sei. Se metti foto finte, titoli fasulli, se ti dipingi per quello che non sei, prima o poi verrai smascherato. Un profilo troppo pieno di te non va bene. Uno troppo chiuso e segreto, neanche. Usa eleganza e sobrietà.
Quando qualcuno ti chiede l'amicizia, prima di accettare fai un controllino. Vai nel suo profilo e guarda i suoi amici. Se ha 400 amiche, di cui parecchie scollacciate...mi sembra chiaro cosa sta cercando. Se ha solo 12 amici....come mai vuole proprio te come amico?  Cosa scrive? E' ossessionato dalla politica? Scrive solo cavolate? Insomma cerca di farti un'idea della persona. Ha solo una foto? Non ha foto? 
Se dopo una prima indagine ti sembra una persona 'accettabile', clikka sì sulla richiesta e poi salutalo/a, scrivi qualcosa sul suo profilo. Se c'è qualche suo post interessante, commenta. Insomma questi social sono fatti per interagire e non per parcheggiarsi.
Un'altra cosa importante. Evita pettegolezzi, maldicenze e roba varia. Come in una piazza, le voci circolano e si viene a sapere tutto. Ci faresti una pessima figura. Una volta che ti sei 'sputtanato' sarà molto difficile ricostruirti un'immagine.
Cerca di organizzare qualcosa e invitare le persone che ti stanno simpatiche e a tua volta cerca di partecipare a qualche evento. Come nel reale, conoscerai tanta gente ma saranno pochi quelli con cui stringerai un'amicizia.
Se proprio intrecci una relazione con un Facebookiano, io eviterei di metterla in pubblico con tanto di status. E' terribile leggere quel 'Maria è impegnata con Giacomo G.'..dopo due settimane 'Maria è single'....Due mesi dopo 'Maria è impegnata con Franco F'. Bhè non ci fai una bella figura.
Evita di fare il professorino, il profeta, il fantastico, insomma di metterti sul piedistallo...soprattutto evita di sputar sentenze e sparlare di altri o peggio, i litigi in diretta. Ricorda che in questi social sei sotto osservazione continua.  
Evita anche, se hai un business, le gelosie professionali e di denigrare i tuoi 'colleghi' a meno che tu non sappia per certo che il tizio in questione sia un imbroglione e vuoi mettere in guardia qualcuno. Evita anche il supermartellamento coi tuoi eventi.
Non passare ore dietro uno schermo ma utilizza questi mezzi con intelligenza. 
Non restare intrappolato nel virtuale perche quando spegni il pc sarai di nuovo da solo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Lettera a Gesu Bambino


Caro Gesu` bambino, un altro anno e` passato e non e`stato facile per molti... E’ che la gente, caro Gesu`, a volte si sente persa, come in balia degli eventi. Io non lo so questi ‘grandi’ che combinano ma sono sempre nervosi, sempre agitati e spesso tristi.
A me, che sono piccolina, il mondo sembra cosi` bello e mi basta poco per essere felice: un cucchiaino, un peluche, una matita colorata.
Sai, tutto mi sembra cosi magico ma perche`per i grandi questo non c’e`piu`?
 Eppure, Gesu`bambino, loro hanno giocattoli molto piu`costosi dei miei. Noi abbiamo macchinine piccole piccole ma le loro sono grandissime. Noi abbiamo piccole biciclette e le loro sono grandi e coi motori. Noi siamo felici se giochiamo sul balcone o al parco. Loro fanno viaggi costosi. Noi sorridiamo per un piccolo pezzo di cioccolata. Loro vanno al ristorante e mangiano tante cose buone. Per noi, Gesu`bambino, ogni cosa e`un regalo, una scoperta, una cosa magica... Per noi la guerra e`solo un gioco, poi torniamo a ridere coi nostri fratellini.
Noi crediamo a tutto e tutti.  Noi ci fidiamo e ci viene detto sempre che dobbiamo imparare dai ‘grandi’ ...ma siamo sicuri? A noi sembrano cosi tristi e insoddisfatti!

E allora Gesu` bambino, voglio chiederti un regalo speciale per quest’anno. Potresti, per favore,  far tornare, per un giorno solo, tutti i grandi, di nuovo bambini?
Potresti, per un giorno solo, far rivivere loro la spensieratezza, l’allegria, l’amore, la gioia, l’entusiasmo di quando erano piccoli piccoli come me?
E un’altra cosa, caro Gesu`, potresti dire ai grandi che forse e`meglio che imparino loro qualcosa da noi?

Grazie Gesu`e proteggi sempre tutti quelli che amo ma anche tutti gli altri

Bimba Tiz

J

lunedì 26 novembre 2012

Dal Pensiero Positivo al Pensiero Creativo

Come migliorare la propria vita,
modificando il proprio sistema di pensiero

Il Pensiero Positivo nasce come esigenza di modifica e di miglioramento della qualità della vita che può avvenire in noi attraverso l'osservazione dei nostri pensieri. La nostra mente lavora in continuazione seguendo degli schemi appresi dall'ambiente circostante, famiglia, scuola, lavoro, amicizie. Spesso però questi schemi causano un pensiero limitante che può condurre anche a degli stati di sofferenza in quanto non offrono degli spunti positivi riguardo alla vita. Quante volte la sera al ritorno dal lavoro, o comunque al termine di una giornata si passa in rassegna quello che è successo ma di questo si ricorda solo gli eventi negativi, di tensione?
Anche questo è uno schema, pensare alle sole cose negative, e come schema può essere sostituito da uno migliore e più "CREATIVO" per la nostra esistenza.
Questi appunti sul modo di pensare sono una considerazione e non una critica a noi stessi. Uno dei concetti essenziali consiste nell'amare noi stessi, per quello che siamo, considerando che ogni cosa che abbiamo fatto fino ad ora era la migliore che potevamo fare in quel momento in base all'esperienza maturata. Accettare questo ci permette di non auocriticarci, e di far giungere una maggior consapevolezza di prosperità nella nostra vita.
Come potrete leggere ne "
I Punti di Forza" ognuno è responsabile delle proprie esperienze, e siccome ogni nostro pensiero crea il nostro futuro, possiamo fin d'ora provare a modificare gli schemi mentali a cui abbiamo ricorso fino
Molti avranno visto il film "L'attimo fuggente" e sicuramente ricorderete la scena degli allievi che salgono sopra la cattedra per avere un altro punto di vista. Trovare altri punti di vista significa rendere creativo ogni nostro pensiero e ogni nostro istante.
Per questo motivo molte persone che conoscono il pensiero positivo sono spinte attualmente a denominarlo CREATIVO,
primo perché così si esce da una connotazione dualistica positivo-negativo secondo perché si dà al pensiero un'impronta neutra ma non limitante: creativo...
creativo di ciò che si ritiene utile ed importante per noi stessi.
Lasciamo aperta la porta alle nostre enormi potenzialità, e ci accorgeremo che la nostra vita può guarire!
Una volta un amico disse parlando di una sua situazione: Questa è l'unica cosa bella di questo periodo. Perché non dire: Questa è la prima cosa bella di questo periodo!
Non è mancanza di realismo, è semplicemente lasciare aperta la porta ad altre possibilità... la nostra mente riceverà così un messaggio creativo, apportatore, di nuove opportunità, invece di quello limitante.
Provando solo a cambiare questa frase potremmo comprendere che dietro al concetto: questa è l'unica cosa bella..., si potrebbero nascondere in realtà altre situazioni, altre emozioni, quali ad esempio quella di non meritare altre cose belle! Cercando in ogni istante di essere coscienti di ciò che si pensa. Possiamo lavorare oltre che sul nostro aspetto mentale anche su quello emozionale, liberandoci così dei vecchi pensieri limitanti e creare in ogni secondo un miracolo nella nostra vita.

mercoledì 7 novembre 2012

Coaching Pre-Natalizio

   Mancano meno di 2 mesi al Natale, più o meno 50 giorni, eppure ci arriviamo tutti impreparati. Natale è uno di quei momenti che ad alcuni porta tristezza o malinconia. Le vetrine già cominciano con le decorazioni e questi 50 giorni voleranno via in un attimo....A meno che....non puntiamo i piedi nel presente e gettiamo l'ancora.
Quante cose si possono realizzare in 50 giorni? Tantissime! Ora, non sto dicendo che dobbiamo dipingere la Cappella Sistina ma solamente metterci un obiettivo raggiungibile e  r e a l i z z a r l o.  
Esempi: Perdere 3 kg. Cominciare la palestra. Riscrivere il proprio CV. Riordinare tutti gli armadi e i cassetti di casa. Organizzarsi un viaggio o un week end poco prima delle feste con un low cost. 
Insomma ci sono tante cose che si possono cominciare ADESSO! Il fatto poi di riuscire a portarlo a termine prima di Natale o del nuovo anno ci darà quella carica, quella fiducia per affrontare l'inizio dell'anno nuovo in maniera diversa.
Vi dico cosa ho fatto io! Mi sono iscritta, da gennaio, in un Villaggio Fitness con tantissime discipline, centro benessere e piscina. Siccome sono una Coach mi sono data anche un altro progetto da portare a compimento: Creare un seminario super-fantastico e divertente sulla relazione uomo-donna.

E siccome abbiamo parlato del Natale, voglio offrire in anticipo un regalo ai miei Carovanieri: Un incontro gratuito di Coaching dove metteremo a punto il tuo obiettivo!!! 
L'offerta è valida fino al 15 dicembre. Affrettatevi a prenotarvi perchè non ho tantissimo tempo libero. Potete contattarmi alla mia mail: tcirillo@libero.it oppure su FB.

Vivi con gioia,
Tiz

martedì 23 ottobre 2012

Aperitivo Formativo a Napoli


I FormAperitivi sono dei veri e propri Aperitivi dove si fa formazione!
Sono degli Eventi sociali, informali in cui, sorseggiando un cocktail si parla e ci si confronta su temi che riguardano la crescita e lo sviluppo personale e professionale!
Insieme al mio collega, illustre formatore, Giovanni Annunziata, abbiamo deciso di portare anche nella nostra citta`questa possilita`. A volte la formazione non e`a portata di tutti. Richiede tempo e anche un concreto investimento finanziario.  Con l'Aperitivo Formativo intendiamo offrire un'opportunita`di crescita, a coloro che lo desiderano, ad un costo abbordabile e 'rubando' pochissimo tempo.
Di volta in volta ci preoccuperemo di selezionari alcuni fra gli argomenti top nella formazione come la Comunicazione, formulazione degli obiettivi, gestione dello stress, le relazioni, etc.
Il primo aperitivo introduttivo si e` tenuto ad Agnano e il tema e`stato: Chi conduce la tua vita? Ecco una sintesi dell'articolo scritto da Raffaele Ciruolo sulla serata che si e`tenuta il 6 ottobre:

            L'Aperitivo Formativo Chi conduce la tua vita? di Giovanni Annunziata e Tiziana "Maverick" Cirillo

Ieri sera a Napoli ho partecipato con piacere all'Aperitivo Formativo "Chi conduce la tua vita?" di Giovanni ANNUNZIATA autore di "Vivere Rilassatamente - guida pratica per imparare a gestire lo stress e migliorare la qualità della vita", e Tiziana "Maverick" Cirillo  (La Carovana del Benessere), autrice di un ottimo manuale di Self Help:
"Prima di Chiedere Aiuto a Dio, Consulta un Counselor o almeno Leggi Questo Libro!"
Giovanni Annunziata, nel corso dei suoi incontri formativi, si esprime in modo spontaneo, diretto e riflessivo, con un linguaggio semplice e cordiale, ma efficace: traspare subito la sua grande passione per il suo lavoro e la sua arte di grande comunicatore (anche attraverso le "storie motivazionali" che ama raccontare).

Tiziana Cirillo, detta anche "Maverick" per il suo spirito libero, inquieto e ribelle, è scrittrice, formatrice e tanto altro. Ha iniziato la sua carriera nella US Navy oltre 20 anni fa.
Oggi è una Specialista in Relazioni Interculturali.
Si occupa di Formazione, di COUNSELING, Coaching, Programmazione NeuroLinguistica, Theta Healing e altro.
Tiziana ha fondato un gruppo in Facebook "La Carovana del BenEssere" (di cui anch'io faccio parte) dove offre consigli, crea eventi di vario genere e cerca di ispirare gli altri a prendersi cura di sè.
Nel corso dell'Aperitivo Formativo di ieri Tiziana ha ascoltato attivamente, cogliendo sia quello che dicevamo che quello che non dicevamo (comunicazione non verbale o linguaggio del corpo).
Ci ha spiegato, in modo incisivo, che la più nobile forma di libertà di cui un essere umano possa godere è la libertà di darsi un orientamento, di fare il punto della situazione, stabilire dove si trova e definire una meta, disegnare una rotta (direzione) ed avere la capacità di rispettare le regole necessarie per giungere a destinazione.
La serata è iniziata con le varie presentazioni di ogni partecipante ("non c'è niente di più interessante della tua storia"): ognuno ha condiviso le proprie considerazioni riguardo alla crescita personale, rispondendo in particolare alla domanda: "Perchè sei qui?".
Poi Tiziana ci ha spiegato perchè ha scelto il titolo "Chi conduce la tua vita?": spesso non siamo noi che scegliamo veramente il nostro destino, ma ci facciamo influenzare troppo dagli altri.
Invece NOI dobbiamo guidare la nostra vita, stabilire un obiettivo chiaro e specifico, e disciplinarci a perseguirlo per almeno 21 giorni CONSECUTIVI (il tempo minimo per creare una nuova abitudine, secondo gli esperti).

Primo grande segreto:
"Se non prendete il comando della vostra vita, rimarrete sempre "nel bozzolo" e la bellissima farfalla dentro di voi non uscirà mai: la terribile conseguenza sarebbe la frustrazione per tutta la vita."
Di conseguenza non lamentarti, ma AGISCI! "Just do it!" Fallo e basta! Adesso!
"Chi si lamenta non fa e non fa fare nemmeno agli altri". Non preoccuparti se sbagli, anche fare la cosa sbagliata è sempre meglio che non fare niente, si può sempre correggere la direzione: ma l'importante è MUOVERSI, non rimanere fermi.

A questo proposito Giovanni Annunziata ha citato una bella frase del coach Livio Sgarbi: "Io ai miei figli la prima cosa che ho insegnato a fare è sbagliare, perchè solo se sbagli puoi imparare!"
Tiziana Cirillo ha chiarito che il suo gruppo in Facebook La Carovana del BenEssere è nato per far muovere le persone, per evitare che rimangano ad "aspettare Godot".
"VALE DI PIU' UN GRAMMO DI PRATICA che tonnellate di teoria." Se non usi i tuoi talenti, a che servono? Basta che tu faccia anche solo 5 minuti di respirazione al giorno per ottenere risultati molto migliori rispetto alla sola lettura di tanti libri.

Tiziana Cirillo ci ha fatto rispondere a questa domanda potenziante:
"Che cosa avete SCELTO nella vostra vita? Quante scelte VERE avete fatto?"
Infatti spesso non scegliamo veramente noi, anche perchè i telegiornali danno sempre brutte notizie e questo produce paura, insicurezza e ci fa rimanere bloccati dove siamo. L'obiettivo di queste serate di formazione è di metterci in contatto, mettere in comune le metodologie usate: ogni volta che qualcuno sceglie c'è sempre da imparare.
Giovanni ci tiene a precisare che "qui non c'è un insegnante e un allievo, ma è un gruppo di persone che interagiscono alla pari: INSIEME possiamo fare la differenza." Chiediti:
"Cosa posso prendere da loro per riuscire a decidere e migliorare così la mia vita?"

L'etimologia di "decidere" significa "tagliarsi fuori" da qualcos'altro: nessuno può riuscire a fare tutto, ma ognuno di noi deve dare il meglio di sè in tutto ciò che sceglie di fare.
"Se vuoi ottenere un risultato diverso, devi compiere un’azione diversa. Se continui a fare sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati." Non c'è bisogno di stravolgere la nostra vita: anche dei piccoli cambiamenti costanti possono sommarsi fino a determinare una grande svolta positiva.
"Le vie del Signore sono infinite: prendine una e non rompere i coglioni..." Max Damioli

Noi esseri umani siamo molto abitudinari e fatichiamo a uscire dalla nostra "zona di comfort". Infatti Tiziana ha detto: "Tutti abbiamo abitudini e quelli che non hanno abitudini hanno l'abitudine di non avere abitudini."
Quando si parla di "Zona di Comfort" si è soliti intendere l'insieme delle abitudini mentali e comportamentali che, in un certo senso, ci fanno sentire a nostro agio perchè sono comodissime.
Purtroppo spesso la nostra "Zona di Comfort" può rappresentare la nostra "prigione". Ogni volta che assecondiamo le convinzioni limitanti della nostra mente non facciamo altro che rafforzare le sbarre della prigione che ci siamo costruiti nel tempo, rifugiandoci nelle cose facili e comode!
Più restiamo dentro la zona di comfort, meno cresciamo!
Se ci circondiamo dell'ambiente giusto, modifichiamo i nostri comportamenti, sviluppiamo le nostre capacità e cambiamo alcune nostre convinzioni, possiamo diventare persone eccellenti: dobbiamo trovare in noi la forza di affrontare i cambiamenti, anche se all'inizio è difficile.

Infine Tiziana ci ha fatto un'altra domanda: "Quali sono i vostri TRE DESIDERI principali?"
Infatti se tu non sei preciso e specifico, se non sai quello che vuoi veramente, poi non lamentarti se non ottieni niente! Se invece guardi proprio lì dove vuoi andare, è molto più probabile che ci finirai!
Noi siamo i soli responsabili di tutto quello che ci accade: essere respons-abile significa "rispondere in maniera abile." Fai una cosa che ti piace davvero e DIFFERENZIATI dalla massa.
Impara una competenza che pochi hanno (es. impara il cinese o l'arabo, piuttosto che l'inglese): con le tue scelte puoi fare la differenza!

Questa serata mi è piaciuta molto e quindi invito tutti i lettori di Napoli e dintorni ad unirsi al nostro gruppo di appassionati di formazione e crescita personale, partecipando ai prossimi Aperitivi Formativi: l'idea è di organizzare un incontro ogni 15 giorni.
Man mano che procederemo in questa esplorazione interiore, comprensione e accettazione di noi stessi, gioia per la vita e consapevolezza di svolgere un percorso per risvegliare e attivare le nostre enormi potenzialità, potremo reimparare ad aprire il cuore nelle sue varie dimensioni, riscoprendo la fiducia nel futuro e la gioia del momento presente 
Prossimo incontro, 5 Novembre. L'evento sara`annunciato su FB, La Carovana del Benessere e su questo blog.
Sintonizzatevi :-)                                 

lunedì 24 settembre 2012

Settembre, il momento giusto per fare qualcosa per te.

Le vacanze sono finite, siamo rientrati in città ma con una carica diversa. Per un pò abbiamo staccato la spina e ci siamo lasciati tutto alle spalle. Ora siamo li che guardiamo alla nostra vita, ben consapevoli che ci sarebbe qualcosa da cambiare, da migliorare. Stavolta sentiamo che vorremmo prendere azione ma non sappiamo bene da dove cominciare.
Bene, questa è la sindrome del post vacanza. Uno dei 2 momenti fondamentali, insieme a inizio anno,  in cui facciamo un bilancio e abbiamo voglia di cominciare o cambiare qualcosa. Attenzione però, se non si cavalca l'onda subito, l'entusiasmo svanirà e ci ritroveremo intrappolati dalla solita routine.  Vuoi iniziare la palestra? Un corso d'inglese? Un percorso di crescita personale? Fallo subito, non rimandare o, quasi sicuramente, dopo un pò cambierai idea.
Anche 'La Carovana' si è subito rimessa in moto. Siamo stati in Foresta (Cuma) con l'Officina della Gioia, stabilendo un magnifico contatto con Madre Natura e i nostri compagni. Venerdi 21, abbiamo celebrato l'Equinozio, con alcuni compagni di viaggio,  con una bellissima fiaccolata sul Lago d'Averno.
Sabato, abbiamo incontrato Ashok Daharwal, maestro indiano di Pranic Healing, al Buddha Village. 
Il  30, sempre al Lago d'Averno, ci riuniremo per 'la Festa della Luna'. Condivideremo un pò di cibo, un assaggio dei dolci della luna e tanta bella energia.
Da ottobre, invece, partiranno gli 'Aperitivi Formativi'. Insieme a un altro bravissimo formatore, Giovanni Annunziata, vi offriremo l'opportunità di approfondire argomenti come: comunicazione, autostima, relazioni, autorealizzazione e molto altro.
Inoltre, per non tralasciare la parte ludica, che è sempre importante, faremo ripartire il nostro Cineforum che è anche un'occasione per ritrovarci.

    Questo è il momento giusto per fare qualche progetto, per porsi degli obiettivi e cominciare a lavorare in quella direzione. Se non ti senti motivato, se non sei sicuro di farcela o se c'è qualcosa che ancora ti impedisce di camminare in direzione dei tuoi sogni, chiamami! Ne parliamo. Magari potresti decidere di cominciare un piccolo percorso di coaching, un modo attivo e spesso veloce, per ritrovare la voglia e l'energia di ripartire, di riaffrontare le tue giornate, di risolvere cose che sono li da tempo. Se non cambi qualcosa dentro di te, non può cambiarla fuori di te.  Non aspettare, comincia ora.....ORA!

Tiziana 'M' Cirillo
 tcirillo@libero.it